Ascolta il podcast: Nuova legge elettorale: chi sceglie davvero il Presidente del Consiglio?

Nuova legge elettorale: podcast e analisi costituzionale

Benvenuti a un nuovo appuntamento con gli approfondimenti di LexFocus.

Oggi parliamo della nuova legge elettorale italiana. E in particolare di una disposizione che potrebbe avere conseguenze importanti sul funzionamento delle nostre istituzioni.

Nuova legge elettorale: chi sceglie davvero il Presidente del Consiglio?

Una disposizione che solleva una domanda apparentemente semplice: chi sceglie davvero il presidente del Consiglio? Gli elettori, i partiti politici, oppure il presidente della Repubblica, come stabilisce la nostra Costituzione?

La legge numero 180 del 9 ottobre 2026 introduce l’obbligo, per i partiti e le coalizioni, di indicare preventivamente la persona proposta per l’incarico di presidente del Consiglio.

Nel caso delle coalizioni, tutti i partiti collegati devono indicare lo stesso nome.

A prima vista potrebbe sembrare una normale misura di trasparenza. Gli elettori conoscono in anticipo chi le forze politiche vorrebbero alla guida del governo.

Ma siamo sicuri che sia soltanto questo?

Per comprendere il problema dobbiamo partire dalla Costituzione.

L’articolo 92 stabilisce che il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri.

L’articolo 94 aggiunge che il governo deve ottenere la fiducia di entrambe le Camere.

Questo significa che in Italia i cittadini non eleggono direttamente il presidente del Consiglio. Eleggono il Parlamento, mentre la formazione del governo segue un procedimento costituzionale che coinvolge il capo dello Stato e le maggioranze parlamentari.

E allora nasce il primo interrogativo.

Se una coalizione ottiene la maggioranza e ha già indicato agli elettori il proprio candidato premier, quale libertà conserverà concretamente il presidente della Repubblica?

Naturalmente la legge precisa che restano salve le prerogative del capo dello Stato. Ma proprio questa precisazione rende ancora più interessante la questione.

Da una parte si introduce l’obbligo di indicare preventivamente il candidato.

Dall’altra si afferma che quell’indicazione non modifica i poteri presidenziali.

Una semplice garanzia formale è sufficiente a evitare conseguenze politiche e istituzionali?

Pensiamo alle tradizionali consultazioni al Quirinale.

Dopo le elezioni il presidente della Repubblica incontra i rappresentanti delle forze politiche e dei gruppi parlamentari. Ascolta i presidenti delle Camere e, secondo una prassi consolidata, anche gli ex presidenti della Repubblica.

Questi incontri non sono una cerimonia. Servono a verificare quali maggioranze siano realmente possibili e chi possa guidare un governo capace di ottenere la fiducia parlamentare.

Ma immaginiamo una coalizione vincente che si presenti al Quirinale sostenendo che il proprio candidato abbia già ricevuto un’investitura dagli elettori.

Se il presidente della Repubblica ritenesse opportuno valutare un’altra soluzione, potrebbe trovarsi esposto all’accusa di contrastare la volontà popolare.

Ecco il punto. Un potere costituzionale può restare formalmente intatto, ma diventare politicamente molto più difficile da esercitare.

Chi sostiene la nuova disposizione afferma che essa garantisce trasparenza e chiarezza agli elettori.

È un argomento che merita considerazione. Ma chi esprime perplessità pone una domanda altrettanto legittima.

Se i partiti potevano già indicare liberamente il proprio candidato alla presidenza del Consiglio, perché rendere quell’indicazione obbligatoria per legge?

E soprattutto perché trasformare una proposta politica in un adempimento previsto dalla legislazione elettorale?

Attenzione però, non stiamo dicendo che la legge abbia introdotto l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Questo non è avvenuto.

Il problema è capire se una designazione preventiva, obbligatoria e politicamente rafforzata dal risultato elettorale possa modificare nei fatti gli equilibri del nostro sistema parlamentare.

Facciamo un altro esempio.

Una coalizione vince le elezioni, forma un governo e ottiene la fiducia.

Dopo un anno però la maggioranza entra in crisi.

Il presidente della Repubblica potrebbe verificare la possibilità di formare un altro governo, anche con un presidente del Consiglio diverso da quello indicato agli elettori.

La risposta sul piano costituzionale è sì.

La nostra Repubblica è parlamentare. La permanenza di un governo dipende dalla fiducia delle Camere, non dall’indicazione preventiva di un nome durante la campagna elettorale.

Ma sarà altrettanto semplice far comprendere questa distinzione all’opinione pubblica?

È qui che la questione diventa particolarmente delicata.

Perché la Costituzione non disciplina soltanto i poteri delle istituzioni. Stabilisce anche un equilibrio che deve essere rispettato nel funzionamento concreto della democrazia.

E una legge ordinaria non può modificare surrettiziamente ciò che la Costituzione riserva alle proprie procedure di revisione.

Naturalmente stabilire se questa specifica disposizione superi effettivamente i limiti costituzionali richiede una valutazione giuridica rigorosa.

Non basta individuare una possibile tensione tra due norme per concludere automaticamente che una legge sia incostituzionale.

Ed è proprio per questo che assume particolare importanza il ruolo della Corte costituzionale.

La Consulta è già intervenuta in passato sulle leggi elettorali, anche con decisioni di grande rilievo, come quelle del 2014 e del 2017.

Se verranno avviate iniziative giudiziarie e saranno sollevate questioni di legittimità costituzionale ammissibili, la Corte potrà essere chiamata a valutare anche i nuovi meccanismi elettorali.

L’auspicio è che, qualora ciò avvenga, una pronuncia possa arrivare prima delle prossime elezioni politiche.

Perché le regole della competizione democratica dovrebbero offrire ai cittadini le massime garanzie di conformità alla Costituzione.

Non si tratta di favorire una maggioranza o un’opposizione.

Si tratta di tutelare le prerogative del presidente della Repubblica, la centralità del Parlamento e soprattutto il corretto funzionamento delle nostre istituzioni.

Per approfondire le disposizioni della nuova legge elettorale, i dubbi di costituzionalità e le possibili conseguenze sul ruolo del capo dello Stato, vi invitiamo a leggere l’articolo pubblicato sul nostro sito, lexfocus.com.

Grazie per averci ascoltato. Da LexFocus un cordiale saluto e arrivederci al prossimo approfondimento.